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Breve storia del Santuario
di Santa Maria del Monte

Racconto
tratto dal libro VARESE CITTA' GIARDINO
scritto dal Prof. Vittorino Carinella (1916
- 2000)
ediz. 1968
Con l'andare dei secoli
il piccolo oratorio si trasformò in
chiesa e quindi in Santuario: lo troviamo
sotto questo nome nel secolo XVI quando, dopo
la tempesta della riforma protestante, i fedeli
d'Italia vollero arginare l'offensiva dei
Luterani, dilagante verso Sud, con la costruzionea
catena di un'ideale muraglia e cioè
di tanti Santuari dedicati alla madre di Dio.
I Santuari più importanti sono: oropa,
Graglia, Sant'ignazio, San Giovanni d'Antorno,
Varallo, orta, Locarno, Varese, Lovere e tanti
altri che la devozione e l'urgenza di commuovere
gli animi fece sorgere. Intorno alla cappella,
che poi divenne Basilica, si costruirono delle
casupole, abitate dai Sacerdoti, per l'assistenza
ai pellegrini. Fu poi eretto il Convento di
cui parleremo tra poco. Negli ultimi anni
del secolo XVI, una suora spagnola, tecla
Maria Cid, che da Milano raggiunse Santa Maria
del Monte per pronunciare solennemente i voti,
che dovevano farla accogliere in quel Monastero,
propose la costruzione di una Cappella a metà
della salita, per il riposo dei pellegrini.
Un frate cappuccino di Monza, in quel tempo,
si recava spesso al monastero partendo dal
convento dei Francescani che sorgeva in Casbeno.
Questo frate, Gian Battista Aguggiari, in
una predicazione che egli tenne nella chiesa
di Malnate l'11 novembre 1604, trasformò
il progetto della suora in un'altro molto
più ambizioso, è cioè
quello di far erigere quindici cappelle raffiguranti
ciascuna un "mistero" e dedicate
alla Madonna. Alla realizzazione di questo
Santuario e delle quattordici Cappelle, contribuirono
tanto la popolazione della zona quanto le
famiglie più nobili della Lombardia.

Il fraticello a Malnate, dopo aver esposto
i propri argomenti, "gittò dal
pergamo un fazzoletto che, poco avanti, gli
era stato dato in elemosina e, parendogli
poco, gittò abbasso anche il mantello
per principio e fondamento dell'opera e di
tutte le oblazioni e raccolte di essa".
Di questa importantissima opera ce ne parla
Guido Piovone in un bellissimo articolo intitolato
"Il Sacro Monte di Varese" apparso
"Corriere d'Informazione" del 14
luglio 1953.
Fu una gara per tutti, dopo il gesto del frate
cappuccino, ad offrire frumento, anelli d'oro,
veli e tante altre cose, come tra l'altro,
un paio di scarpe bianche, comperate per ballare,
offere da una giovane contadina.
"Ognuno dà qualche cosa, - disse
la fanciulla - ed io non ho che dare, per
avere speso tutto per ballare; orsù
voglio che queste scarpe facciano penitenza".
Le 15 cappelle furono costruite a grano, a
vino, a risparmi. Una famiglia intera offre
vesti e pelliccie, e il bambino più
piccolo, che ancora non sa parlare, dice la
cronaca, si strappa la pelliccetta gridando
miracolosamente: "An mi per fa i tapel",
che vorrebbe significare: "Anch'io per
fare le cappelle". Il popolo di Varese
offrì 1000 scudi nelle mani del Cardinale
Federico Borromeo che si trovava allora a
Santa maria del Monte, in visita.
L'illustre Cardinale ebbe a cuore l'impresa
e diede istruzioni in proposito nel 1608,
istruzioni confermate poi dall'autorevole
parola di Papa Pio V nel 1610. Nel 1618, scrive
l'Adamollo, era quasi compiuta la costruzione
muraria delle cappelle, ma queste, iniziate
nel 1604, non vennero portate a termine se
non nel 1680. Alla costruzione di esse, illustranti
i misteri del Santo Rosario, contribuì
tra gli altri, Giuseppe Bernascone detto il
Mancino, varesino di nascita. L'apostolo di
questa crociata, però, come s'è
già detto, resta il frate cappuccino
Gian Battista Aguggiari, di cui si ricorda
il nome nella via che porta da Varese al Santuario,
lontano circa otto chilometri dal centro.
Tanto Padre Aguggiari quanto il Cardinale
Federico Borromeo, non poterono vedere realizzato
il loro sogno, poichè il frate cappuccino
morì a Casbeno il 4 maggio 1631 e il
Cardinale immortalato, se ve n'era bisogno,
dal Manzoni, nei suoi "Promessi Sposi",
si spense a Milano il 21 settembre dello stesso
anno.
Ed ora una proporzione ... aritmetica: l'opera
di Sant'Ambrogio, dice uno studioso di cui
non ricordo il nome, in un volume "Piemonte"
edito dalla Consorciazione Turistica Italiana,
sta al sacro Monte, come quella di Eusebio,
vescovo di Vercelli, sta al santuario d'Oropa,
dove pure lassù fu trovata in un saccello
del monte, l'effige scolpita della Madonna
Nera. Ancora Guido Piovone, nell'articolo
citato, dice che il santuario, nei 300 anni
della sua costruzione, alla quale contribuirono,
usando materiali rinvenuti sul luogo, moltissimi
artisti: architetti, scultori, pittori, tra
cui, Bussola, Silvia, Rosnati, Pier Francesco
Mazzucchelli detto il Morazzone, dal paese
di sua nascita e Giuseppe Bernascone, l'architetto
del campanile di Varese, ha ricevuto la visita
di moltissimi pellegrini di tutto il mondo.

Sulla larga via selciata, ideata pure dal
Bernascone, che fece anche il progetto del
campanile del Santuario, la quale porta della
Prima Cappella alla vetta, sarebbero transitati
circa sessanta milioni di persone. Le scene
delle cappelle che guardano il panorama della
strada in salita, sono di un silenzio composto,
di una nobile quiete, entro la luce della
grande pianura che si distende ai loro piedi.
Il santuario poi e' un gioiello d'arte: il
"pallio" sotto l'altare e' in argento
ed è opera preziosa, raffigurante episodi
della vita di Sant'Ambrogio, dello scultore
Lodovico Pogliaghi, scomparso da qualche anno,
il quale ha scolpito alcune scene delle meravigliose
porte del Duomo di Milano.

Un bellissimo libro illustrante l'origine
e la vita del Santuario è quello di
Costantino del Frate, parente dell'arciprete
della stessa Basilica per molti anni, ora
scomparso, intitolato "Santa Maria del
Monte sopra Varese" (Chiavari -Chiavicchioni-1933,
volume che contiene anche una bella documentazionefotografica).
Il Santuario, uno dei piu visitati della Lombardia,
è meta di pellegrinaggi, specialmente
durante la stagione estiva. Ai lati della
strada, numerosi sono specialmente durante
le giornate festive, i chioschi di vendita
degli oggetti-ricordo, che attirano sempre
la curiosita' dei visitatori grandi e piccoli.
Alcuni alberghi danno ospitalità a
persone che, nella quiete del borgo montano,
desiderano ristabilire la loro salute scossa
dal continuo, rumoroso e vertiginoso ritmo
della vita di città.
La salita al Santuario ha inizio alla localita'
detta Prima Cappella, dove c'è una
bella Chiesina dell'Immacolata Concezione
ed un arco dal quale incomincia la strada
selciata delle cappelle, larga circa una decina
di metri. Dopo l'arco, detto del Rosario,
vi è subito, la Prima Cappella, detta
dell'Annunciazione. La seconda ricorda la
Visitazione e la terza la Nascita di Gesù.
Nella quarta si commemora la Presentazione
al Tempio; la quinta illustra la Disputa coi
Dottori e rappresenta, in quanto ad architettura,
il capolavoro del Bernascone.
A questo punto termina la prima serie delle
cappelle raffiguranti i "Misteri Gaudiosi"
del Santo Rosario.
Con il secondo arco, detto di San Carlo, si
entra nella serie dei Misteri Dolorosi. La
sesta cappella rappresenta l'Orazione nell'Orto;
quindi, proseguendo, si arriva alla settima,
la Flagellazione, contenente bellissimi affreschi
del Morazzone che vi lavorò nella primavera
del 1608 e statue di Martino Rezio che raffigurano
la pietosa scena del dolore patito dal Salvatore.
La cappella fu costruita per la munificenza
della nobile famiglia Litta.
L'ottava ci ricorda l'Incoronazione di spine,
mentre la nona ci raffigura la Salita al Calvario;
la decima è la Crocefissione con le
sue quaranta statue, la più' affollata
e la piu' spettacolare.
Si passa sotto il terzo Arco, detto di sant'Ambrogio,
e si entra nella serie dei Misteri Gloriosi.
L'undicesima ci presenta la meravigliosa scena
della Resurrezione, la dodicesima ferma la
nostra attenzione nella mirabile Ascensione,
mentre la tredicesima ci ricorda la Discesa
dello Spirito Santo.
La quattordicesima rappresenta l'Assunzione
da questa cappella si può vedere giù
la vallata della Rasa con il bellissimo panorama
della pianura sottostante.
L'ultima, la quindicesima cappella, cioè
l'Incoronazione di Maria Santissima, si trova
nel Santuario di Santa Maria del Monte, dove
la statua della Madonna venne solennemente
incoronata il 5 Luglio 1739. Nell'interno,
il Battistero è' opera dello scultore
Lodovico Pogliaghi (1894) - e a destra, entrando
nella Basilica, una piccola porta e qualche
gradino, conducono alla cappella delle due
Beate Caterina da Pallanza e Giuliana da Verghera
(Busto Arsizio), due eremite che vissero in
penitenza in una grotta presso la settima
cappella, nella seconda metà nel secolo
XV, prima di iniziare la loro vita nel Monastero
Agostiniano di clausura, sotto la vetta del
monte che, dal 10 agosto 1476 ad oggi, racchiuse,
tra le sue pareti, le devote preghiere e le
infaticabili opere di moltissime Suore, alcune
delle quali anche di nobilissimo casato.

Il vicino museo contiene preziose raccolte
d'Arte sacra e il " Ludovicianum"
la collezione di moltissime opere d'arte che
lo scultore e pittore Lodovico Pogliaghi radunò
negli anni 1880-1950 e, mentre era ancora
in vita donò con gesto squisito all'Ambrosiana
nell'anno 1937. L'edificio e' costituito da
un vario accostamento di stili : si può
dire un campionario di architettura e si compone
di numerose sale.
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1742
Opera di
Marc'Antonio
Dal Re
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